L'insieme armonioso di queste componenti, di queste risorse della natura e dell'uomo, costituisce la culla nella quale sperimenta i primi passi il vino, che, duemila anni orsono, era il vino degli imperatori, nella lussureggiante e ambìta Campania felix. Quei vitigni e quei vini, che hanno accompagnato popoli nelle più disparate esperienze, tuttora esprimono, a volte in modo austero e solenne, altre con maggiore vivacità e schiettezza, la propria originale, poliedrica personalità. Nella storia bimillenaria dell'Aglianico il Taurasi è il vino delle 'vigne opime' dell'antica Taurasia di cui riferisce Tito Livio. Il Greco di Tufo, dal vitigno Greco, presente oggi lungo la valle del Sabato, in Irpinia, importato dagli Elleni prima della fondazione di Roma Il Fiano di Avellino, dal vitigno omonimo, di antichissima origine, noto anche come 'Latino', in quanto autoctono, per distinguerlo dal vitigno Greco, importato. Plinio aveva denominato queste uve 'apiane', perché predilette dalle api. Ad Antonio Mastroberardino si deve il recupero, nell'immediato dopoguerra, nonché il rilancio di questi antichi vitigni, in fase di estinzione, l'individuazione delle aree di produzione e la loro vinificazione in purezza.

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